La ricotta di pecora è più sapida, consistente e decisa nel sapore rispetto alla ricotta vaccina classica che troviamo comunemente al supermercato. Il latte di pecora ha una concentrazione di grassi e proteine più alta del latte vaccino; in Sardegna, in Sicilia, in Lazio, la ricotta di pecora è la base di decine di piatti tradizionali, dai dolci come la cassata e la pastiera, ai primi piatti come i ravioli ricotta e spinaci, alle preparazioni salate dei buffet pasquali.
In questa pasta, la ricotta di pecora trova un partner perfetto nel pesto di basilico. Insieme si bilanciano, e alla fine portiamo in tavola un primo piatto da trattoria toscana o ligure. Dopo aver visto la ricetta sui social, l’abbiamo provata: golosa e veloce, soprattutto.
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Pasta cremosa con ricotta, pesto e pinoli con il Bimby
- 500 g ricotta di pecora
- 400 g pasta corta
- 250 g pesto di basilico
- 20 g olio extravergine d’oliva
- 1 spicchio d’aglio
- Pinoli tostati q.b.
- Sale q.b.
- Pepe nero q.b.
- Portare a bollore abbondante acqua, salarla e cuocere la pasta, mantenendola al dente.
- Prima di scolarla, conservare un po’ della sua acqua: servirà per ammorbidire il condimento senza appesantirlo.
- Inserire nel boccale l’olio extravergine d’oliva e lo spicchio d’aglio.
- Scaldare per 4 minuti a 100°C, velocità 1, poi eliminare l’aglio.
- Versare nel boccale la ricotta di pecora, il pesto di basilico, un pizzico di sale e una macinata di pepe nero.
- Lavorare per 50 secondi a velocità 4, fino a ottenere una salsa densa e uniforme.
- Scolare la pasta, raccoglierla in una terrina e condirla con la crema di ricotta e pesto.
- Unire poca acqua di cottura alla volta, mescolando, finché il condimento avvolgerà bene la pasta senza risultare troppo compatto.
- Completare con pinoli tostati in superficie e servire subito.

Pasta con la crema di ricotta, quale usare e le differenze
La parola “ricotta” indica un latticino ottenuto dalla cottura del siero, ovvero il liquido residuo che resta dopo la produzione del formaggio vero e proprio. “Ri-cotta”, letteralmente, significa “cotta di nuovo”. Ma dietro questo nome si nascondono prodotti molto diversi tra loro, a seconda del latte di partenza.
La ricotta vaccina è quella più diffusa nel Nord Italia e nella distribuzione di massa: fatta dal siero del latte vaccino, ha un sapore delicato, una consistenza leggera, un colore bianco brillante. È perfetta nei dolci, dove non deve coprire altri sapori.
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Nei piatti salati funziona bene quando serve un legante neutro: i ravioli ripieni, le polpette, le farce per torte salate. La ricotta di pecora è però diversa; prodotta soprattutto in Lazio, Sardegna, Sicilia, Toscana, ha un sapore deciso, leggermente piccante in alcune varianti più stagionate, con una struttura più compatta e meno acquosa della vaccina.
La ricotta di bufala, più rara e più costosa, è prodotta soprattutto in Campania, nelle stesse zone dove si fa la mozzarella di bufala. È la più cremosa, con un sapore lattico più dolce e una consistenza quasi setosa. Si trova nei piatti più ricercati: sui crostini gourmet come antipasto, come accompagnamento al prosciutto crudo.



