Gyoza. Una parola che fino a qualche anno fa in Italia conoscevano in pochi, e che adesso compare nei menu di mezzo mondo. Sono ravioli, ma chiamarli così è riduttivo: hanno una storia lunghissima e una forma inconfondibile. Con il Bimby si fanno a casa, e vengono benissimo. Visti su Instagram, rifatti subito, e questa versione vegetariana con tofu e verdure ci ha completamente convinto.
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Gyoza con il Bimby
- 300 g farina 00
- 150 g acqua
- 1 cucchiaino di olio
- 1 cucchiaino di sale
- 125 g tofu
- 2 carote
- Mezza verza piccola
- Mezzo porro
- Salsa di soia q.b.
- Paprika q.b.
- Zenzero q.b.
- Olio q.b.
- Tagliare il tofu a piccoli pezzi e ridurre carote, verza e porro a striscioline sottili.
- Cuocere in padella con un filo di olio per circa 30 minuti fino a quando le verdure saranno morbide, aggiungere salsa di soia, paprika e zenzero per insaporire.
- In alternativa inserire tutti gli ingredienti del ripieno nel boccale e cuocere per 30 minuti a 100 °C a velocità 1, quindi trasferire in una terrina e lasciare raffreddare.
- Preparare l’impasto inserendo nel boccale la farina, l’acqua, l’olio e il sale.
- Impastare con modalità Spiga per 2 minuti fino ad ottenere un composto elastico e omogeneo.
- Trasferire l’impasto su un piano da lavoro e dividere in quattro parti.
- Formare dei filoncini e tagliare ogni porzione in circa nove piccoli pezzi, così da ottenerne 36.
- Modellare delle palline e stendere con il mattarello fino ad ottenere dei dischetti sottili.
- Disporre al centro di ogni disco un cucchiaino di ripieno, ripiegare l’impasto su sé stesso e sigillare i bordi premendo bene per evitare aperture durante la cottura.
- Proseguire fino ad esaurire tutti gli ingredienti.
- Ungere leggermente il recipiente del Varoma e il vassoio, quindi sistemare i gyoza mantenendo un po’ di spazio tra uno e l’altro.
- Versare circa 600 g di acqua nel boccale, chiudere con il coperchio e posizionare il Varoma.
- Cuocere in modalità Varoma per 25 minuti a velocità 1 (oppure funzione Vapore con il modello TM7).

Gyoza: cosa sono, da dove vengono e come si riempiono
Il nome gyoza è semplicemente la pronuncia giapponese della parola cinese jiaozi. La storia dei gyoza giapponesi è legata alla Seconda guerra mondiale, quando i soldati fecero ritorno nel Paese del Sol Levante dopo aver trascorso del tempo in Cina e si portarono dietro la ricetta. Da allora non sono più andati via. In Giappone sono ottimi sia come snack che come portata principale, spesso abbinati a una scodella di ramen, mentre in Occidente li abbiamo adottati come antipasto o finger food da condividere. Per il ripieno, la versione tradizionale prevede carne di maiale con cavolo, aglio e zenzero, ma quella vegetariana con tofu e verdure è altrettanto soddisfacente. Chi vuole può aggiungere funghi shiitake tritati, spinaci o edamame. La salsa di accompagnamento classica è salsa di soia con aceto di riso: semplice, decisa, perfetta per intingerli.



